Prospektiva

Rivista letteraria

Rivista letteraria fondata a Siena nel 1999

noialtri
di gianluca pitari

di norma e per gran parte degli esseri deambulanti, basta un diversivo, magari accompagnato da un paio di birre, per cacciare in fondo al proprio essere tutte le inquietudini in esubero. esistono però individui il cui profondo senso dell'esistenza, come un boccone indigesto, scende niente giù... anche ad annegarlo con otri di vino ben invecchiato. questi petulanti, molesti figuri tendono ad anteporre al quieto vivere la loro incivile, selvaggia interiorità.
io, e me ne scuso anticipatamente, appartengo alla categoria. vi ho la vocazione al sacrìlego io. la mia anima somara, al cospetto di certe ufficiali abitudini s'impunta e scalcia; ci provo ad essere accomodante e distaccato, ma davanti a compromessi avvilenti le mie froge sprizzano vapore in quantità!
riassumendo: c'ho l'animo sensibile io!
già è problematico dormire, defecare e copulare con metodo e soddisfazione... figuriamoci l'opportunità di aggiungere a un tale quadro clinico un clistere di ipocrisia, ignoranza e banalità... insopportabile!
e allora, come la mettiamo?
bella domanda!
a pensarci su, certe cause sembrano perse in partenza... che ci fa dunque un bilioso come me di 'sti mulini a vento?
una delle possibilità è passare oltre: saggia opzione, ma priva di pathos.
un'altra è puntarci contro all'impazzata: ma sono mica fedele come un kamikaze qualunque io.
un'altra ancora è sfinire i suddetti con argomentazioni ineccepibili e oltremodo noiose: rallenterebbero sì la loro corsa, ma senza convinzione!
quella che preferisco è ignorare questa massa informe e conforme che tutto ruota e fagocita e, al momento appropriato, incenerirla d'invidia con alterigia estetica... lo ammetto, sono un insolente io, ma in eccesso di grazia!
il fatto è che nutrire aspettative in altrui creature, reca alla mia categoria più dolori che gioie; e siccome lo spirito di adattamento è limitato, tocca concepire incessantemente nuovi modelli emotivo-comunicativi; un trucco come un altro che le nostre carcasse generano in tutta autonomia per assecondare il primigenio istinto di sopravvivenza... alcuni la chiamano arte!
e si sa, una volta che l'esistenza bisogna onorarla, un approccio autentico e un paio di vizi qua e là rendono il tutto più appetibile.
da qui a trovare però il proprio ruolo nel mondo, ce ne passa.
la costruzione di una precisa identità per noialtri si gioca interamente contro: contromano, controvento, contropelo.
emotività sospese alla ricerca di fugaci approdi, ecco cosa siamo... che a ben pensarci, potevo scegliermi una categoria meno ingrata potevo. ma tant'è.
c'è poi un'ulteriore presenza che ci affianca discreta nel viaggio: la solitudine.
la solitudine... che si ammanta di drappi neri perché ama essere confusa col lato tragico della libertà.
la solitudine... che forse è la penombra della libertà... o magari quella porzione di territorio non assegnato su cui la libertà pasce in attesa di sacrificio.
insomma, tirando in ballo il concetto di solitudine, c'è sempre di mezzo quello di libertà!
che poi, vedete, mi lamento niente io... sebbene noialtri si venga vissuti come un'anomalia, una specie in via d'estinzione, preserviamo comunque quella scintilla necessaria ad infiammare gli animi più sensibili.
un esempio?
l'underground italiano celebra in questi giorni la propria (r)esistenza con l'uscita discografica del suo indiscusso re (kaos – post scripta)... che chiaramente è uno dei nostri! di teste irrequiete, disseminate qua e là nel tempo e pronte a fomentare libertà, ce ne stanno un bel po'... poco male se il nostro posto nel mondo tarda ad assumere coordinate precise.
per il momento, e incuranti dell'inevitabile disfatta, noialtri ci si gode un altro assurdo, miracoloso play:

“potrei parlarti e dirti ciò che provo
ma non so dove cercarti e in più non so dove mi trovo
ora che mi muovo in mezzo al niente
ora che di nuovo sto toccando il fondo inesorabilmente”

                                                          (kaos)

 

LA BORSA VALORI DELLA LETTERATURA
proposta massimamente trasparente di Horacio Quiroga liberamente tradotta
(e riletta) da Fabrizio Gabrielli
 

Non sarai mai nessuno.
Piangi, grida, stringi la testa con le mani, spera, dispèrati,
rimettiti al lavoro, spingi pure il tuo masso.
Non sarai mai nessuno (Jules Renard)

Da molto tempo a questa parte si ragiona sull’utilità che l’istituzione di una Borsa Valori della Letteratura avrebbe per le belle lettere.
Persone ben informate ci assicurano che è cosa prossima a venire.
Non possiamo che rallegrarci di tale avvenimento, che darà principio ad una nuova era nel nostro amato mondo dell’arte. La crescente necessità, in effetti, di giornali, riviste e case editrici; le ancor più crescenti istanze dei nostri scrittori; le vecchie ed ineludibili leggi della domanda e dell’offerta ne propiziano l’urgente istituzione, i cui vantaggi saltano agl’occhi financo dei più ciechi.
È risaputo quanto dure e scabrose, lente, difficili e piene di reticenza siano le relazioni tra direttori di riviste e uomini di lettere appena si tocca il tema della
retribuzione, come viene chiamata da qualcuno, o semplicemente pagamento, come dicono altri.
La Borsa Valori della Letteratura, al centro della nostra attenzione, sopprimerà questo o quell’inconveniente provocato dal mercato attuale.
Mercato... Parliamone.
C’è, in effetti, in queste transazioni artistiche un aspetto povero e volgare, di permuta.
Rose in cambio di denaro... Poesie in cambio di spregevoli banconote...
Che orrore! Certi scrittori, è vero - molto pochi - godono nella vita di tutti i giorni di tali privilegi tanto da ignorare queste puerili necessità. La torre d’avorio non è un mito, sebbene il materiale con cui è edificata la torre possa cambiare di caso in caso...
Però, per il resto degli uomini di lettere, quelli che si fanno generalmente rientrare nella categoria generica di
collaboratori, la parola mercato non offre molte sorprese oltre le prime illusioni d’avorio, facili a svanire.
Chiarito quindi il nostro pensiero, proponiamo agli scrittori di tutto il paese la creazione di un mercato ufficiale della letteratura, obbedendo ai seguenti dettami:
1° Si proceda alla creazione della Borsa Valori della Letteratura, con l’obiettivo di facilitare la collocazione dei prodotti artistici in vendita;
2° La Borsa sarà l’unico mercato letterario che quoterà in esclusiva articoli poetici e prosaici frutto del genio nazionale; ed è a questa che editori
e direttori dovranno fare riferimento per acquisire i diritti di pubblicazione ed inserzione.
3° La Borsa quoterà i Valori una volta a settimana
.

Saltano subito agl’occhi gli incalcolabili vantaggi di un siffatto sistema. Non ci saranno più collaboratori presuntuosi né direttori bonaccioni.
Le redazioni si svuoteranno, e gli uomini di lettere non si vedranno costretti a sorridere, se non quando meditano temi umoristici.
Ogni autore darà un prezzo, il giorno delle quotazioni, un valore esatto ai suoi lavori; ciò gli procurerà godimenti impensabili.
Potrà contemplare, dalla sua poltrona riservata, l’arcigno cipiglio di direttori di riviste che si disputeranno i suoi poemi a colpi di banconote, con l’inferno nell’anima. Godrà del divino appagamento di veder deprezzati, o sull’orlo della bancarotta, i valori dello scrittore rivale.

Per la prima volta in vita sua arriverà a casa della fidanzata col mento alto ed il petto in fuori, dove con voce emozionata leggerà le quotazioni letterarie sul quotidiano: “Valore X - Prima quotazione, fino alle 16.45: cinquanta euro a poesia. Seconda quotazione: centosettantacinque euro”.
Delizie come queste, poche se ne conoscono. Le quotazioni avranno luogo, come già detto, una volta a settimana.
Potranno esserci, ovviamente, commissionari che proclameranno il valore dei loro titoli preferiti, o altri che compreranno su commissione delle imprese.
E tutto con le voci inalberate o argentine tipiche dei mercati, anche quelli di minor pregio. Però saranno soprattutto gli scrittori animosi - quasi tutti, quindi - quelli che proclameranno con più vee
menza i loro lavori, direttamente, con scambi di questo tipo:
- Vendo “Borges”! (supponiamo) Borges, ultima poesia!
- Quanto?
- Trecento euro.
- La compro.

La domanda di certi valori supererà la relativa offerta. Alcuni romanzi brevi si venderanno a prezzi due o tre volte superiori rispetto a quello di partenza; per altre opere non ci sarà nessuno disposto a dare neppure cinque euro. Queste altalenanze costituiranno, com’è facile comprendere, la delizia degli scrittori.
Dal momento che le opere letterarie saranno quasi sempre vendute direttamente dagli autori stessi, non si può non riconoscere la trascendenza e la sciccosità di tali quotazioni, che fisseranno dunque il valore, e conseguentemente la rendita cerebrale, dei nostri uomini di lettere.

L’ingresso alla Borsa sarà libero.

Potranno assistervi anche i profani, così come le madri e le sorelline degli scrittori, per le quali verranno riservati posti speciali.
Si potrebbe alla stessa maniera organizzare dei Mercati a Termine, concepiti solo per romanzieri da prestazioni
lunghe, che prendano in considerazione “opere in preparazione”.
Gli autori, con la voce aggressiva tipica di queste situazioni, grideranno:
- Romanzo, vendo! Da consegnarsi in ottobre!
- Titolo?
- Non ce l’ha ancora!
- Pagine?
- Trecentonovanta.

E poi ci saranno i crack letterari. I crack letterari avranno luogo quando i valori di un romanziere, o di un poeta crolleranno senza alcuna prevedibile causa. Non stiamo a raccontarvi i casi di crack letterario di autori che abbiano venduto magnificandole le loro dieci o dodici opere in preparazione. Né quegli altri tipi di crack, all’evenienza contagiosi, che avvengono quando un autore è accusato di plagio.
Il
crack al quale alludiamo, quello eminentemente letterario, si produce quando un autore in ribasso compra in sordina i propri valori con l’intento di farne lievitare le quotazioni. Si ha una chiara panoramica degli effetti dando una sfogliata alle quotazioni del giorno:
"Valore X. Fino alla prima quotazione di ieri: 27 euro e 90 centesimi a racconto. Prima quotazione di oggi: 200 euro. Ultima quotazione: 450 euro!”.

Di fronte alla tremenda angustia di vedere l’impresa rivale acquisire i valori X, gli editori comprano. Comprano quanti più racconti dell’autore in causa vengano lanciati sul mercato. Evitato il panico, danno un gran sospiro di sollievo.
Ma il panico assume un altro nome quando i famosi racconti poi appaiono, nudi e crudi, sulla carta stampata, brillanti delle loro alte quotazioni. Che dio li perdoni: sono gli stessi che si vendevano, prima, a ventisette euro e novanta...
Le conseguenze, allora, saranno facilmente prevedibili.
Per mesi e mesi, ogni volta che un autore - il più serio, rispettato e rispettabile dei nostri scrittori - offrirà una sua poesia, un racconto, un romanzo, gli editori, altrettanto seriosi, risponderanno, fissandolo:
ventisette euro e novanta, non un centesimo di più.

Tra La Lettura e La Domenica del Sole 24 ore
Prego mi concede questo ballo? Tutta la verità sulla sfida lanciato da Troiano Antonio a Massarenti Armando

Forse non sarà tutto vero, ma al Joycesecondo, che già il nome un certo effetto lo mette, il 23 luglio qualcosa tra Antonio Troiano e Armando Massarenti deve essere accaduto.
Un gesto che non può volare via inosservato.
Le tartine e il boulogne se la passavano niente male, sui vassoi, e le parole annaffiate crescevano, tra lettere gobetti, faletti e altri con la gosh tipo amosh. Genti discutevano a mani giunte di classifiche e scrittori che non c'erano più. Genti importanti.
E mica era roba da scherzare visto che si trattava delle firme degli scampoli delle terze pagine dei quotidiani più letti. Genti importanti.
Ora la cosa ad un tratto prese una piega preagostana, non intesa come ferie, ma come calura e accaldatura. E le voci con tutti i toni possibili, tra incazzati, meravigliati, accigliati, e alla via così, si fecero vive, ansimanti.
E non era colpa di un vinello bianco frescolino.
Si trattava di libri e siccome ognuno ha le proprie idee, pareva proprio l'assemblea del '69 alla facoltà di lettere a Milano. Ricordate il "va bene: favorevoli, contrari, astenuti, la mozione sulla lettera per la morte di Ho Chi Minh eccetera eccetera".
Il fatto è che alla fine quando tutto sembrava andare in grassa, Troiano, al sentir suonare l'orchestrina, si è messo a ballicchiare, come un tempo nelle balere di Soldati, correndo ad invitare Massarenti al movimento. Anzi gli ha proprio chiesto: "Prego mi concede questo ballo?". (Per alcuni, a dir la verità, sarebbe stato Massarenti ad invitare Troiano al salto, ma il risultato cambia di poco).
In quel preciso istante le pendole con i din don dentro delle librerie, hanno perso un secondo. In quel secondo è nata l'idea.
"Sì facciamolo".
Così è nata La lettura inserto domenicale del Corriere della Sera che si è infilato a far concorrenza proprio alla Domenica del Sole 24 ore. Che conosciamo già.
Ora La Lettura del Corriere ha gli orizzonti che parlano di facebook, twitter, qzone, Linkedin, orkut e gli altri nonluoghi,dove con un click senti di esserci anche te su questo mondo, con tutti i tuoi casini, ma ci sei anche te con le tue foto e i pensieri della mattina e un sacco di amichetti che poi son sempre a mandarti robe che non vedrai mai. Ha i fumetti di Igort - che sembrano una storia di fibromi e anatre, ma in realtà ci raccontano della bulimia della giovane moglie del dottor Fisher - La Lettura del Corriere poi va contro la gerontocrazia (ma Troiano quanti anni ha?). Ha un sacco di cose, La Lettura del Corriere.
Ma c'è un pezzo su tutti che vale la pena leggere. E' quello di Cristina Taglietti che ho conosciuto sei o sette anni fa a Madrid in occasione della mostra di Tarish Al Mohanned (quella con le foglie di fico di rame), dove lei - la Taglietti intendo - scrive papale papale riferendosi ai libri in pluriedizioni "a volte sono riempitivi che fanno parte di una elefantiasi da macero. E' il segno della crisi, di un mercato chiuso che non fa investimenti".
Et voilà. Di cosa parla La Lettura del Corriere della Sera: di libri? Di case editrici? Bene.
Impacchettate entrambe con il foglio di via.
Il 23 luglio  al Joycesecondo però altro è accaduto tra balli e frescolino gobetti. Passava, diretto in Trentino per arrampicare, da quelle parti (invitato da Laura della redazione di Pressoché tutto qui!) Erri de Luca, che nella disputa alla fine ha scelto La Lettura.
"Il salmonato della Domenica alla sera sul comodino, mica lo vedo, io, che non sembra, ma porto gli occhiali anche di notte. La miopia fa brutti scherzi" e alla via così si giustificava, l'Erri de Luca che su La Lettura numero 1 del 13 novembre 2011 racconta delle Mondine d'Africa e sulla Domenica del Sole del 13 novembre dello stesso anno, si vede stroncare da Zerlina (cattiva, cattivella) "I pesci non chiudono gli occhi".
"Tra sbadigli e momenti di sincero sconforto - scrive la Zerlina -, il lettore viene sospinto in una storia, priva di un contenuto vero e proprio, che gira intorno alle vicende protoromantiche di un ragazzino cui, guarda un po' il caso, tutti riconoscono doti straordinarie".
Straordinario. Ci piace questo coraggio e anche la fantastica ironica autointervista di Silvia Avallone su La Lettura. Roba da far impallidire Zorba il Greco.
"Con i primi romanzi scoprii - detta al suo alter ego la donna d'acciaio - che tutte le cose vietate potevo farle dentro i libri, potevo diventare un eroe o un farabutto".
E ancora: "Fu Pasolini a farmi stringere amicizia con i ragazzi che fumavano in sella a motorini senza casco e non volevano proprio saperne della scuola".  Non lo trovate spassoso?
E per non dimenticare proprio nulla la Silvia Avallone prosegue: "Crooks, il garzone di colore di Uomini e topi, a un certo punto dice a un altro emarginato: <<I libri non servono a niente. A un uomo occorre qualcuno... che gli sta accanto>>. Come dargli torto? I libri non hanno mai fornito armi o soluzioni, la sola compagnia è simile a quella dei fantasmi".
Non lo trovaTe comico citare Crooks che dice "i libri non servono a niente", detto e sottolineato e citato da una che di mestiere scrive libri. Meraviglioso.
Ecco ci vorrebbero almeno altri sei o sette 23 luglio al Joycesecondo e balli e balli da mille e una notte con Troiano e Massarenti accapigliati sulla pronuncia corretta di amosh;  ci vorrebbero perché La lettura del Corriere e la Domenica del Sole sono fogli dove perdere la castità,tra violenze e domande su censure, libri belli e libri brutti (più questi ultimi) e un vassoio di coraggio che solo Cèline ha osato tanto (chapot a Sergio Luzzatto).
Siamo naufraghi, ma la lampada del faro sembra riprendersi in lontananza.
Sembra.

andreagiannasi

Ora per chi non lo sapesse Troiano Antonio e Massarenti Antonio sono i due giornalisti che si occupano di culture (avete letto bene al plurale). E visto che non li conosco e non ho mai avuto nulla a che fare con loro la nota finisce qui.

 

© Copyright Prospektiva Rivista letteraria
Direttore Responsabile Andrea Giannasi
Direttore editoriale Fausto Tanzarella
Registrazione Tribunale di Siena n. 675 del 23/04/99 Registrazione Tribunale di Civitavecchia n. 4 del 08/05/02

 

 

Bezdomnyj

 

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