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Rivista letteraria fondata a Siena nel 1999 |
Gabriele Sabatini
cura questa sezione
ispirata a
Bezdomnyj.
Se non lo
conoscete andate a
scoprire chi era
Bezdomnyj.
Autoritratto
dell’immondizia
Il libro è un
viaggio che parte da
lontano, dalla
costituzione dei
primi nuclei urbani
fino ai giorni
nostri, e propone
percorso europeo,
che naturalmente è
un percorso molto
italiano. Fa tappa
nell’antica Roma,
dove nonostante un
imponente sistema
fognario si ebbero
gravi epidemie, e
giunge a Napoli, non
solo perché la città
partenopea deve
ancora individuare
la giusta via nella
gestione delle
immondizie, ma anche
perché per secoli è
stata tra le più
grandi città
d’Europa, quindi se
qualcosa sarebbe
funzionata a Napoli
poteva essere valida
ovunque.
Lorenzo Pinna, col
piglio del finissimo
divulgatore
scientifico, ci
spiega come nel 1911
avremmo trovato
Giolitti impegnato a
derubricare a
singoli e
controllati episodi
l’epidemia di colera
che squassava la
Campania, e che
avrebbe rovinato il
cinquantesimo
anniversario
dell’unità d’Italia.
Secondo l’autore, la
gestione dei rifiuti
non è solo un
problema della
società dei consumi,
dove può capitare
che costi meno
comprarsi un nuovo
paio di scarpe
piuttosto che
farsele risuolare,
ma è un dilemma che
determina «la
capacità o meno di
una società di
accedere al mondo
moderno», perché
smaltire bene i
rifiuti significa
evitare che si
diffondano malattie,
incrementare il
turismo, favorire i
commerci e
migliorare le
condizioni di vita.
Lorenzo Pinna,
Autoritratto
dell’immondizia.
Come la civiltà è
stata condizionata
dai rifiuti,
Torino, Bollati
Boringhieri, 2011,
pp. X-270.
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La scimmia che vinse
il Pulitzer
Gli autori,
fondatori
dell’agenzia
giornalistica
Effecinque, hanno
deciso di scrivere
questo libro nel
2009, quando tra gli
addetti ai lavori
“il passatempo era
fare previsioni su
quando sarebbe stata
stampata l’ultima
copia del New York
Times”. L’idea li ha
portati a conoscere
otto personaggi,
ognuno dei quali
legato ad
un’innovazione nel
mondo giornalistico.
Di questi otto, due
mi sembrano i più
significativi.
Partiamo dalla
scimmia. Stats
Monkey è il suo
pseudonimo, che
letteralmente
significa scimmia
delle statistiche, e
per ora si occupa
solo di Baseball,
sport in cui i
numeri hanno una
grandissima
rilevanza. È un
lavoratore che
farebbe la felicità
di qualsiasi
editore, in grado di
produrre 150.000
articoli alla
settimana. Ma non si
tratta di un uomo,
bensì di un software
sviluppato dagli
ingegneri della
Northwestern
University di
Chicago. E si rimane
di stucco di fronte
alla precisione e
alla bontà
stilistica dei suoi
pezzi, anche quando
vengono paragonati
ad articoli stesi
dai professionisti
della Associated
Press. Il primo
passo degli
ingegneri è stato
quello di creare un
algoritmo in grado
di “riprodurre le
due anime del
giornalista: il
raccoglitore di dati
e lo scrittore”, e
grazie alla
collaborazione di
alcuni reporter in
carne ed ossa, i
ricercatori hanno
dotato il software
della corretta
padronanza del
linguaggio sportivo.
Leggere per credere.
Rupert Murdoch ha
già iniziato ad
introdurre questo
programma nel suo
impero adottandolo
per Big Ten Network,
testata del più
antico campionato
sportivo
universitario
statunitense. “Fino
a ora nessun lettore
si è accorto che ha
scrivere è una
macchina” ha
dichiarato Kristian
Hammond, uno dei
creatori del
software.
Ma di fronte ad una
notizia del genere,
che potrebbe
scompigliare le
redazioni sportive,
preme ricordare che
Stats Monkey non è
certo in grado di
descrivere le
emozioni di una
vittoria in rimonta
o le sensazioni che
prova un giocatore
al rientro da un
lungo infortunio. Se
la macchina è brava
con i numeri,
saranno i sentimenti
a salvare il
cronista sportivo.
Ce ne vuole prima
che la scimmia vinca
veramente il
Pulitzer.
Migliori notizie
arrivano dal sito
internet
Polifact.com – che
il Pulitzer se l’è
aggiudicato
veramente – e che ha
riscoperto l’uso,
ormai quasi del
tutto abbandonato in
un mondo
giornalistico sempre
più lontano dai
fatti, di confermare
o smentire con la
ricerca dei
documenti le
dichiarazioni dei
politici. Il
progetto nasce da
una presa di
distanza da quelli
che in Italia
chiameremmo
panini, servizi
di cronaca politica
in cui vengono
racchiuse tutte le
dichiarazioni del
giorno. “La
simmetria delle due
parti che fanno
dichiarazioni
opposte mette il
reporter nel mezzo.
Ma questa
equidistanza non ha
nulla a che vedere
con la neutralità”.
Polifact cura un
vasto archivio di
dichiarazioni che
funge da misuratore
di verità. Se Sarah
Palin afferma che
con la riforma
sanitaria Obama
vorrebbe introdurre
delle commissioni
che distribuirebbero
le cure sulla base
di un presunto
“livello di
produttività
sociale”
dell’individuo,
Polifact smentisce
leggendo a fondo
tutte le 1.000
pagine della riforma
e confermando che in
nessuna versione
della legge compare
mai una giuria che
dovrà decidete se un
malato ha diritto
alle cure.
In fin dei conti,
Polifact non fa
altro che applicare
le buone regole del
giornalismo, “quella
di confermare le
notizie da più
fonti, di consultare
i documenti
originali e di
interpellare gli
studi dei centri di
ricerca più seri ed
affidabili”. Se in
America un
politicante
qualsiasi dovesse
dichiarare che la
maggior parte dei
cittadini è soggetta
ad intercettazioni
telefoniche,
Polifact smentirebbe
appoggiandosi alle
carte e ai tabulati
degli inquirenti.
Nicola Bruno –
Raffaele
Mastrolonardo, La
scimmia che vinse il
Pulitzer.
Personaggi,
avventure e (buone)
notizie dal futuro
dell’informazione,
Milano, Bruno
Mondadori, 2011
(Presente storico),
€ 16,00, pp. 212.